Va’ dove ti porta il cuore

Il 7 novembre scorso era il mio 25esimo compleanno. Non avevo troppo da fare, e in attesa dei festeggiamenti serali passeggiavo per la Garbatella, come succedeva spesso ultimamente.

Una delle mie tappe preferite erano “I Golosoni”, un bar un pò pacchiano con il nome e la fantasia dell’insegna che richiamava quella dei Cesaroni. Vendeva dolci e torte fatte in casa che riflettevano le più profonde fantasie di gola di quando ero bambina: strati di gocciole e pan di stelle farciti di gelato o altri ripieni, esposti in vetrina con il rigore di una millefoglie o di una sacher torte. Non ho avuto mai il coraggio di comprarle, mi limitavo a guardarle mentre mangiavo coppette di gelato alla nocciola.

Quel giorno frugavo tra i libri del mercatino di via Benzoni, sotto al ponte in stile Calatrava che porta su viale Ostiense. Le travi bianche e curve attraversavano la valle di case abbandonate adiacente ai binari della metropolitana e si incrociavano all’orizzonte con il cilindro di ferro del gazometro, o con le grù dei palazzi in costruzione. Mi imbattei in un libro che credevo di aver già letto, o che comunque mi era familiare: “Va’ dove ti porta il cuore”, di Susanna Tamaro, una lunga lettera di amore e di addio scritta da una nonna malata alla nipote lontana. Il passo che lessi raccontava di un tradimento, di un amore vissuto per pochi giorni che cresceva con la distanza e si nutriva del ricordo.

In questi mesi ho camminato per la Garbatella altre volte, sono tornata ai Golosoni, ho attraversato il ponte Calatrava e visitato il mercatino, ma  non ho mai ritrovato il libro, e la storia d’amore fugace era rimasta sospesa come la torta alle gocciole lasciata in vetrina.

Ieri passeggiavo per Brussels nei pressi di Les Marolles, quartiere famoso per il suo passato popolare, dove operai e contadini vivevano ammassati a ridosso del centro. Oggi vi si accede attraverso un ascensore panoramico, si vendono vestiti vintage al kilo e mobili semi distrutti, costosi e retrò. Senza meta nè cartina mi sono ritrovata su una lunga via che si chiamava Stalingrad e sbucava su Piazza Rosa Luxemburg. In un grande negozio di libri usati e tra gli scaffali di legno c’era lui: Susanna Tamaro, “Va’ dove ti porta il cuore”. L’ho comprato a 2 euro e 50 e sono andata a leggerlo in una sala da thè.