La linea d'ombra

Month: May, 2013

Heroes

A differenza di quella dell’ultimo post, la mia ultima ossessione è una canzone.

L’ho riscoperta da poco, quando a Bari Ernesto Assante e Gino Castaldo davano una “Lezione di Rock” su David Bowie. E’ stata scritta a Berlino, alla fine degli anni ’70, nel tempo e nel luogo in cui le storie del mondo si davono appuntamento, e la musica cresceva rigogliosa a ridosso di un muro.

La scena rock si nutriva del passaggio di artisti inglesi, che lì emigravano quando Londra iniziava a essere occupata dalle avanguardie progressive, come quella dei Pink Floyd.

E’ a Berlino che David Bowie, di ritorno dagli Stati Uniti, incontra Brian Eno e Iggy Pop, con cui condivide un appartamento a Schoneberg, a ovest della città. Gli studi dove registravano i loro pezzi, gli Hansa studio, affacciavano su un tratto del muro, da cui probabilmente Bowie e Eno trovarono ispirazione per comporre Heroes.

Immaginano due amanti stare al fianco del muro, con i fucili che sparano sulle loro teste, baciarsi come se niente fosse.

I can remember

standing by the wall

and the guns shot above our heads

and we kiss

as though nothing could fall.

Piuttosto che di un amore romantico, Heroes parla di una rivoluzione. Che, diversamente da quelle del tempo, non avveniva da un lato o dall’altro del muro, ma sotto di esso.

Era il ’77, in Occidente i movimenti di protesta si stavano adattando a eventi e scenari diversi da quelli che li avevano animati fino ad allora. Negli Stati Uniti la cultura Hippie stava tramontando insieme alla fine della Guerra in Vietnam, in Italia i moti studenteschi erano implosi sotto i colpi degli attentati e delle stragi di Piazza.

A Est, la Rivoluzione Culturale Cinese si rivelava per quello che era stata: un tentativo imposto di reprimere il cambiamento. E si concludeva insieme alla morte di Mao.

A Berlino, al centro del mondo diviso, Heroes parlava di una sfida a quel mondo che invece poteva essere vinta per sempre, rendendo i suoi autori eroi, ma solo per un giorno.

Oh we can beat them, for ever and ever

Then we can be heroes, just for one day

Di un amore eterno e insieme fugace, ma non occasionale, né effimero. Di un’eternità che in quella fugacità si compiva, e che esisteva anche se, o forse proprio perchè, circoscritta.

West-side Story

Durante le giornate di elezione del Presidente della Repubblica italiano, ho riflettuto sul tema delle illusioni collettive.

Il partito di centro sinistra si accordava su un candidato da eleggere, ma molti dei suoi membri, nell’urna segreta, votavano diversamente.

Motivi e moventi del misfatto non sono chiari, ma ho pensato a tutte quelle situazioni in cui il supporto per un comportamento diffuso in un gruppo non è altro che un’illusione: la norma sociale non piace a nessuno, ma tutti vi si conformano. E non dispongono di un’urna segreta per agire in modo contrario.

Accade spesso in gruppi caratterizzati da norme ben definite, necessarie da seguire per farvi parte: ogni membro, credendo che l’atteggiamento favorevole di tutti corrisponda a una reale preferenza, aderisce alla norma, e fa a sua volta dedurre agli altri che essa che sia accettata e gradita, anche quando non lo è.

Poichè tutti si comportano come se condividessero quanto imposto dalla norma, il suo supporto diventa effettivo. Ma la pressione sociale è frutto di un’illusione collettiva, percepita come reale perchè immaginata da tutti.

Un tale meccanismo può far si che pratiche violente o ingiuste sopravvivano nel tempo, come, secondo alcuni, è avvenuto spesso negli Stati Uniti intorno agli anni 50.

La violenza delle gangs giovanili (romanticizzata nei musicals di Broadway o in un pezzo di Santana) e la discriminazione nei confronti dei neri, erano tra i fenomeni sociali che caratterizzavano metropoli e periferie americane. Tanto da essere ancora oggi oggetto di studio.

Secondo un’analisi pubblicata nel 1964 dal sociologo e criminologo David Matza gli atti vandalistici erano spesso sgraditi a chi li compiva.

Inoltre, una serie di interviste a una gang attiva a East Harlem negli anni ’50, condotte dallo scrittore canadese David Pelt (newyorkcitygangs.com), mostra come la maggior parte dei membri non condivideva il livello di violenza imposto, ma lo dichiarava solo se interrogato in segreto.

Allo stesso modo, secondo un sondaggio condotto nel 1972, solo il 15% degli americani bianchi favoriva la segregazione razziale, eppure il 72% credeva che la maggioranza dei bianchi residenti nella propria area la supportasse. Il razzismo era la norma.

Le cause di ogni fenomeno sono molteplici, ma ciò che accomuna la gang e l’area residenziale è la mancanza di comunicazione tra i loro membri, e il timore di essere esclusi dal gruppo.

Il comportamento diffuso, poichè adottato pubblicamente, veniva percepito come naturale e inesorabile. Per paura di essere emarginato, nessuno osava contestarlo e parlare.

Qualcosa di simile avviene oggi in alcune zone del Mondo in cui vi sono regole ben definite e in genere imposte dalla tradizione e dal culto religioso, e la comunicazione su di esse è pressoché vietata.

Nelle comunità tribali dell’Africa sub-Sahariana, per esempio, cucire i genitali delle figlie appena nate è la norma per le madri. Molte di loro possono non condividere quanto imposto dalla pratica, eppure il fatto che tutte, da sempre, la adottino, previene ogni tentativo di ribellione.

A meno che una fonte esterna non stimoli il dialogo pubblico e non sveli la natura dell’adesione alla norma: non solo un codice morale o religioso, ma un comune errore cognitivo.

Come nella celebre favola de ‘I vestiti nuovi dell’imperatore’, un Re nudo viene trasportato per le strade su di un carro imperiale, pubblicamente acclamato dai suoi sudditi. Tutti mostrano di apprezzarne le vesti, pur non vedendole. Ognuno crede di non vederle perchè incapace, e inferiore agli altri: come si può pensare che non esistano, se tutti quanti le ammirano a gran voce?

Per non svelare tale presunta inferiorità, ognuno si conforma al diffuso entusiasmo per gli abiti, finendo per renderli reali: mai vesti imperiali furono più osannate.

Finchè un bambino non si decise a urlare: “L’imperatore è nudo!”.

Au vent mauvais

Glances of invisible cities

TIME

Current & Breaking News | National & World Updates

memoriediunavagina

m'hanno detto che essere donna è bello, ma nella prossima vita preferirei rinascere maschio, magro e superdotato

Carusomics

Uno che si prende (poco) sul serio

World

International Headlines, Stories, Photos and Video

International law

Law, international and comparative perspectives

purpleclassics

Just another WordPress.com site

librisenzatazzedithè

Just another WordPress.com site